12, 2018
 
Wunderkammer    
 

Chiara Cauzzi

A Carlo Dionisotti:
frammenti di vita tra le pagine dei suoi libri



In occasione dell’inaugurazione del Fondo Dionisotti a Lugano il 31 ottobre scorso, si è tenuto un incontro nell’ambito del ciclo di conferenze Geografia e storia della letteratura italiana. Carlo Dionisotti a Lugano, organizzate dall’Istituto di studi italiani dell’Università della Svizzera italiana (USI) e dalla Radiotelevisione svizzera (RSI), durante il quale sono intervenuti, con la figlia di Carlo Dionisotti, la professoressa Carlotta Dionisotti, i professori Maria Antonietta Terzoli (Universität Basel) e Carlo Ossola (USI e Collège de France). Contestualmente, è stata allestita da chi scrive una mostra a cura della Biblioteca universitaria di Lugano e dell’ISI, composta da cinque teche, di cui una contenente alcuni volumi moderni del Fondo che riportano dediche di esemplare a Carlo Dionisotti (1908-1998). Arnaldo Momigliano (1908-1987), padre Giovanni Pozzi (1923-2002), Maria Corti (1915-2002), Cesare Segre (1928-2014) e Vittore Branca (1913-2004) in queste dediche rivolgono parole di affetto e di stima a Carlo Dionisotti, ricordo vivido di incontri e collaborazioni. Già Genette considerava la dedica di esemplare non soltanto come «un atto simbolico, ma anche un atto effettivo, accompagnato in linea di principio, da un dono effettivo, o almeno da una vendita presente o anteriore».1 Aggiungeva: «La funzione della dedica d’esemplare è notevolmente diversa da quella della dedica dell’opera. La principale ragione di questa differenza, o di queste differenze, consiste nel carattere privato, non solo della relazione, ma dell’istanza di comunicazione, in linea di principio confidenziale, della dedica d’esemplare».2 Proprio con l’idea di suggerire al visitatore un percorso di scambi e di amicizie con gli intellettuali del tempo, lungo l’arco di oltre sessant’anni, si è scelto di disporre i libri all’interno della vetrina seguendo l’ordine cronologico di pubblicazione. Al momento della catalogazione del Fondo Dionisotti, giunto a Lugano nel 2014, i responsabili della biblioteca e del servizio di catalogazione hanno preso la decisione di arricchire il più possibile la notizia bibliografica con una catalogazione d’esemplare, nell’intento di facilitare successive ricerche di ambito letterario e filologico da parte degli studiosi. Chi cataloga fornisce i dati relativi alla descrizione dell’edizione e in più registra gli elementi che caratterizzano l’esemplare, con particolare attenzione alle dediche, ai segni di attenzione, alle annotazioni, alle sottolineature, agli ex libris, ai timbri e alle caratteristiche della legatura.3 A partire da questi segni, il bibliotecario offre la possibilità allo studioso di indagare la storia dell’esemplare da due differenti punti di vista: quello del dedicante e quello del lettore. Difatti la dedica contemporanea, come segno apportato dal dedicante nelle pagine preliminari al testo, consente di ricostruire relazioni, pensieri e frammenti di vita,4 del dedicante come del dedicatario,5 mentre i segni di attenzione, apposti dal dedicatario, nel momento in cui si fa lettore dell’opera a lui donata, permettono di rilevare le modalità di lettura adottate e la tipologia di annotazioni inserite, come ad esempio commenti, integrazioni e note bibliografiche. Dall’incrocio dei dati, è dunque possibile ricostruire il lavoro intellettuale del dedicatario e inquadrarlo in una rete culturale più ampia. Le dediche rivolte a Dionisotti da amici e colleghi, così come i segni di attenzione inseriti dallo stesso dedicatario nel corso delle sue letture, rappresentano dunque una miniera inesauribile di informazioni che vanno ad arricchire le conoscenze già acquisite riguardo al dedicante e al dedicatario, come dimostrano gli esempi riportati e di seguito sinteticamente descritti. Dionisotti incontra per la prima volta Arnaldo Momigliano nel 1925, quando inizia a frequentare la facoltà di Lettere all’Università di Torino.6 Nel 1934 Momigliano invia una copia del suo Filippo il macedone − scritto per restituire la storia greca del IV secolo in un’ottica nuova7 − a Dionisotti, il quale svolge in quel momento l’attività di insegnante alle scuole secondarie. Biografie e carriere, quelle di Momigliano e Dionisotti, che hanno alcune analogie: entrambi si sono formati in Italia e saranno costretti a trasferirsi nel Regno Unito, terra che li accoglie benevolmente e nella quale hanno modo di affermarsi come professori di antichità classiche, il primo, di letteratura italiana, il secondo. A causa dell’emanazione delle leggi razziali del 1938, Momigliano, di fede ebraica, viene infatti cacciato dal suolo italico e decide di rifugiarsi in Inghilterra, non potendo proseguire la carriera accademica a Torino, dove nel 1936 aveva ricevuto la cattedra di Storia romana.8 Dionisotti, invece, lascia l’Italia una decina di anni dopo: nel 1947 diventa lettore d’italiano all’Università di Oxford e nel 1949 professore al Bedford College di Londra. È senz’altro significativo il fatto che il volume Filippo il macedone faccia parte della raccolta della sua dimora inglese, seppur donato quando ancora Dionisotti si trovava a Torino: un libro che non solo ha viaggiato con lui, ma presenta annotazioni, segni di attenzione e sottolineature ai margini del testo, attestazione del fatto che, oltre ad essere uniti da una profonda amicizia, autore e dedicatario erano legati dalla comunanza di idee e di approcci alla ricerca. Ne è dimostrazione ad esempio il Ricordo ad Arnaldo Momigliano (1989), in cui Carlo Dionisotti disegna un quadro della formazione e dell’attività accademica dell’amico, discutendo anche le sue tre monografie Maccabei (1930), Claudio (1932) e Filippo il macedone (1934), le quali trattano la storia del mondo antico, ma con occhio sempre attento al presente. Scrive Dionisotti: «E fin dall’inizio dall’ampiezza del quadro corrisponde l’attenzione a particolari minimi e malnoti, senza che venga meno la preoccupazione, già allora, di riconoscere la sopravvivenza nella civiltà moderna della tradizione classica come di quella ebraica».9 Se la conoscenza con Arnaldo Momigliano risale ai tempi dell’Università, Dionisotti incontra per la prima volta padre Giovanni Pozzi a Figino all’età di cinquant’anni. In occasione della fondazione della rivista «Italia medioevale e umanistica» del 1958, Giuseppe Billanovich (1913-2000) consiglia a Giovanni Pozzi, allora suo assistente a Friburgo, di scrivere a Carlo Dionisotti per chiedere suggerimenti sulla compilazione degli indici dell’Annuario di studi medievali e umanistici, e un incontro per avere un confronto su un articolo che Pozzi stava allora scrivendo.10 La breve lettera formale, e puramente professionale, rappresenta l’inizio di un fitto scambio epistolare, che durerà per i successivi quarant’anni. Figino e Bigorio rappresentano i luoghi d’infanzia11 cari a Carlo Dionisotti, dove la madre, di origine luganese, sin da piccolo, lo portava dai nonni, e rimangono nel corso della sua vita luoghi preferiti di incontro, che tornano anche nella dedica di Pozzi a Dionisotti del 1984. Il carteggio tra i due, pubblicato recentemente, permette non solo di ricostruire anni di studio intenso e di fervida passione nella ricerca, ma anche di conoscere le relazioni che i due intrattengono con altri intellettuali del tempo come il già ricordato Billanovich e Maria Corti. La Corti, professoressa di Storia della lingua a Pavia a partire dagli anni 1950, sin da subito inizia a collaborare con Cesare Segre, collega e amico di lunga data, alla realizzazione di studi e ricerche in ambito linguistico e filologico. Entrambi partecipano agli incontri che Pozzi organizza nel Convento del Bigorio per i suoi studenti di Friburgo, permettendo loro di confrontarsi con italianisti di grande levatura. In una lettera, datata 25 giugno 1972, mentre si trova ancora a Friburgo, padre Pozzi racconta a Dionisotti di essere lieto di aver aperto i seminari anche a studenti di Ezio Raimondi (1924-2014), della Corti, appunto, di Domenico De Robertis (1921-2011) e di Dante Isella (1922-2007).12 Scrive a Dionisotti, anch’egli tra gli invitati dei seminari: «Quanto lei dice sul Seicento è precisamente il problema di più difficile soluzione, ed aspettiamo di ascoltarla con ansia».13 Crea così uno spazio e la possibilità, per le giovani leve, di avere un dialogo anche con Carlo Dionisotti, come lui stesso, a suo tempo, ne aveva beneficiato su consiglio del suo maestro. Tornando alla Corti, la studiosa scrive anche racconti e romanzi, tra cui Otranto allo specchio, volume donato a Dionisotti nel 1990, con la dedica «un ricordo pasquale con cose antiche». L’augurio pasquale rivolto a Dionisotti si intreccia così con il ricordo dei momenti felici vissuti nel Salento, dove il padre della Corti aveva lavorato come ingegnere e Maria aveva trascorso le vacanze in famiglia. Proprio in quelle occasioni, sin da giovanissima, aveva avuto modo di partecipare all'Accademia Salentina. Nei medesimi anni, Cesare Segre invia a Dionisotti, con «vivo ricordo», le sue Notizie dalla crisi, appena pubblicate e divenute poi testo di riferimento per l’analisi della critica strutturalista. È evidente che Segre in questa dedica fa riferimento proprio agli incontri tenuti a Bigorio, a cui ha partecipato con amici, colleghi e studenti. Il volume, oggi conservato nel Fondo Dionisotti, nell’introduzione intitolata Crisi anomala contiene segni di attenzione e sottolineature a matita apposte dal possessore, segno del profondo interesse di Dionisotti, seppur viva e lavori in Inghilterra, per le direzioni che la critica stava prendendo in Italia, in un momento storico di grande cambiamento. L’ultimo caso è quello di Vittore Branca, professore di Letteratura italiana a Padova, che più sporadicamente partecipa ai seminari al Bigorio, divenuto ormai più che un luogo di incontro, un laboratorio di idee. Branca, esperto di Boccaccio e Machiavelli, nel 1996 invia a Dionisotti Con amore volere, dedicandogli un libro che accomuna la passione di entrambi, lo studio degli autori del Quattrocento e Cinquecento, «pallido riflesso di antichi amori», come scrive Branca nella dedica. Com’è noto, Dionisotti si era laureato a Torino nel 1928 sotto la guida di Vittorio Cian, con una tesi sulle Rime di Pietro Bembo, di cui realizza un’edizione critica nel 1932. Dionisotti, a sua volta, raccoglie nella sua biblioteca personale un numero cospicuo di edizioni antiche del Bembo, riccamente annotate nel corso dei suoi studi. Dionisotti acquista i volumi che non riesce a reperire nel British Museum (divenuto poi British Library), tramite il mercato antiquario, come dimostrano gli ex libris apposti sui contropiatti anteriori che permettono di ricostruirne le provenienze. Seppur in sintesi e a stralci minimi, gli esempi descritti e contestualizzati testimoniano come le note di esemplare offrono la possibilità di arricchire la storia del testo sul quale vengono apposti e di fornire nuovi elementi per la ricostruzione del lavoro intellettuale, dall’interno dei libri, per così dire, su cui si sta svolgendo. Insieme alle dediche hanno la capacità di far rivivere storie di vita che si incontrano e si intrecciano: parole che riaffiorano dai libri e dalle carte, ricordi, emozioni, frammenti di un’esistenza, come quella di Dionisotti che si inserisce in una rete ampia di relazioni. Ognuna delle figure qui proposte ha infatti ricoperto una sua funzione specifica nella vita di Dionisotti e ha contribuito alla realizzazione del suo percorso intellettuale: Momigliano, compagno di Università e amico di lunga data, padre Pozzi, dapprima discepolo indiretto, poi vero e proprio compagno di viaggio e amico fidato, infine Corti, Segre e Branca, colleghi con i quali Dionisotti ha collaborato e ha costruito un rapporto di stima e profonda amicizia. Le dediche di Momigliano, Pozzi, Corti, Segre e Branca, seppur connotate da un riverbero privato, permettono di ricostruire collaborazioni professionali e occasioni d’incontro nel corso degli anni.

Dediche a Carlo Dionisotti


1. Dedica di Arnaldo Momigliano a Dionisotti del volume Filippo il macedone: saggio sulla storia greca del IV secolo a.c., Firenze, Le Monnier, 1934 (Figg. 1-2).

A Carlo Dionisotti in fedele amicizia
                                           AM
                      Roma, 27-xi-34

2. Dedica di Giovanni Pozzi a Dionisotti del volume Poesia per gioco. Prontuario di figure artificiose, Bologna, il Mulino, 1984 (Figg. 3-4).

A Carlo Dionisotti
fresco ricordo d’un incontro
luganese (risalendo a
Bigorio – a Figino).
           P. G. Pozzi
           30.x.84

3. Dedica di Maria Corti a Dionisotti del volume Otranto allo specchio, Milano, All’insegna del pesce d’oro, 1990 (Figg. 5-6).

A Carlo Dionisotti
 un ricordo
   pasquale
con cose antiche
           Maria Corti

4. Dedica di Cesare Segre a Dionisotti del volume Notizie dalla crisi: dove va la critica letteraria, Torino, Einaudi, 1993 (Figg. 7-8).

a Carlo Dionisotti
col vivo ricordo di
          Cesare
    To 27.10.93

5. Dedica di Vittore Branca a Dionisotti del volume «Con amore volere». Narrar di mercatanti fra Boccaccio e Machiavelli, Venezia, Marsilio, 1996 (Figg. 9-10).

   A Carlo, un
pallido riflesso di
antichi amori
            Vittore B.

C. C.



  Immagini

Note

1 G. Genette, Soglie: i dintorni del testo, Torino, Einaudi, 1989, p. 137. torna su
2 Ivi, p. 139. torna su
3 A questo proposito cfr. R. Nisticò, Studio e indicizzazione delle dediche librarie. L'approccio a un elemento importante del paratesto nell'ottica professionale del bibliotecario, in «Biblioteche oggi», marzo, 1998, p. 23. torna su
4 Ivi, p. 24. torna su
5 J.-B. Puech − J. Couratier, Dédicaces exemplaires, in «Poétique», 69, février 1987, pp. 69-70. torna su
6 C. Dionisotti, Ricordo di Arnaldo Momigliano, Bologna, Il Mulino, 1989, p. 9. torna su
7 A. Momigliano, Filippo il macedone: saggio sulla storia greca del IV secolo a.c., Firenze, Le Monnier, 1934, pp. XI-XVI. torna su
8 Si veda C. Dionisotti, Ricordi della scuola italiana, Roma, Edizioni di storia e letteratura, 1998, p. 587 e C. Dionisotti, Ricordo di Arnaldo Momigliano cit., p. 15. torna su
9 Ivi, pp. 13-15. torna su
10 C. Dionisotti - G. Pozzi, Una degna amicizia, buona per entrambi, Roma, Edizioni di storia e letteratura, 2013, pp. 3-4. torna su
11 Ivi, p. XXXVI. torna su
12 Ivi, p. 169. torna su
13 Ibid.torna su